venerdì 26 settembre 2008

L'Ammazzadraghi

Immagino lo stupore da parte di chi conosce i miei gusti nel trovare in questo blog una recensione, per di più positiva, di un manga. Non significa che i miei gusti sono cambiati, tra un fumetto mediocre italiano, americano, francese e giapponese sarà quasi sempre quello nipponico ad avere la peggio, ma è una questione soggettiva, l’ho sempre ammesso. Cosa posso farci? Lo stile, i clichè, le situazioni e le tematiche offerte solitamente dai manga mi danno noia. Certo, ho sempre riconosciuto la presenza di eccezioni, non riferendomi esclusivamente ai classici Otomo, Nagai, Koike, Taniguchi, pur ammettendo di non sentirmi stimolato ad approfondire l’argomento.

In queste righe proverò a esporre le buone impressioni trasmessemi da Berserk di Kentaro Miura.


“È ridicolo… più lo capisco e più lo ammiro… ma adesso sono stufo di nutrirmi del suo sogno e guardarlo dal basso. Ora voglio raggiungerlo con qualcosa di mio.”

Gatsu


Innanzitutto è necessario premettere che la storia, a diciannove anni dalla prima uscita, non è ancora conclusa. Seconda caratteristica evidente è il cambio delle strutture narrative da prima a dopo l’eclissi.

Fin dalle prime pagine Miura ci presenta il guerriero nero freddo, risoluto, violento e tenebroso raccontandoci tramite un lunghissimo flashback le vicende che lo hanno trasformato da impavido bambino a “mostro” stermina apostoli.

Nel corso della prima parte Gatsu (il protagonista) affronta un percorso insidioso, imparando a lottare per gli ideali di Grifis (il perno dell’intera vicenda), ad amare i suoi compagni e a comprendere le proprie ambizioni. Il plot principale avanza rapidamente e i fatti raccontati modificano continuamente gli equilibri della squadra e approfondiscono i caratteri dei protagonisti, plasmando un’avventura corale a drammatica.
Fino a questo punto si ha una storia affascinante, ben raccontata (perdonando un iniziale smarrimento a livello di storytelling), piena di passione e violenza splatter (caratteristiche magnetiche per i giovani lettori e fondamentali per il successo dell’opera).

La narrazione di questi capitoli è piuttosto classica, l'universo circostante è ben abbozzato ma mai realmente protagonista o in grado di competere con le vicende interne della squadra dei falchi.

Eclissi. Gli equilibri si stravolgono, Grifis è sempre più un simbolo e Gatsu rappresenta la resistenza, la determinazione e la vendetta; la genesi del falco bianco e del guerriero nero è ora conclusa. Inizia la seconda parte.

Ci troviamo di fronte un ritmo narrativo ben diverso, più lento nello svolgere la trama principale, il nostro eroe adesso viaggia. Il mondo inizia ad essere protagonista, l’interesse ricade negli approfondimenti delle vicende personali delle comparse. Gente con cui Gatsu dovrà in qualche modo confrontarsi e che metteranno in luce alternativamente la sua umanità e la sua bestialità (caratteristiche portate all’estremo in diverse occasioni). Miura, nello scrivere queste pagine, si mostra più maturo e capace, sia nell’impostare la tavola sia nel proporre tematiche scottanti. Non è tutto oro quel che luccica ed è impossibile non notare che gli intrecci principali non si evolvono, si trascinano per mantenere il giusto equilibrio nel viaggio, durante il quale il guerriero nero si è costruito una nuova squadra che potrebbe rivelarsi un passaggio fondamentale nello sviluppo del personaggio.

Dopo circa seimilacinquecento tavole sarebbe auspicabile vedere qualche nodo venire al pettine e scoprire cosa il nostro protagonista ha appreso dal proprio vagabondare.

Complimenti a Miura che è riuscito a creare delle basi interessanti, sapendo coniugare alla caratteristica violenza la giusta dose di humor (pak!); l’autore è maturato assieme alla propria opera e ha saputo adattarla ai propri pensieri sui diversi aspetti della vita e della società, anche se queste divagazioni non sempre sono state in sintonia con i tempi del plot principale, per questo però è ancora presto. Restiamo con la speranza che il buon Kentaro abbia ancora molte cose interessanti da dire prima della tanto attesa conclusione.

Ringrazio Fabio per avermi prestato i venti volumi maximum per l'intera estate.

PS.Avevo in mente di approfondire le reazioni del mondo a contatto con alcuni ideali facendo un confronto con V for Vendetta. Idea rimandata a quando saranno più chiari alcuni obiettivi del manga di Miura, che offre una visione più complessa e sfaccettata della questione rispetto a quella (volutamente) fondamentalista proposta da Moore.

giovedì 18 settembre 2008

Corso di cinema 2008/09

Questo post interesserà soltato i pochi eletti che hanno ricevuto l'ambitissimo invito.


Il 14 ottobre si aprirà ufficialmente il quarto anno del tradizionale corso di cinema, il tema di questa stagione sarà, come da pronostico, il cinema italiano.

Il corso è suddiviso in tre parti, ognuna dedicata a un preciso periodo della storia del cinema italiano e in particolare all'analisi di un regista che ne sia rappresentativo.

Neorealismo – Vittorio De Sica
Incontro 1 – L'età neorealista e il contributo particolare del Vittorio De Sica regista.
Incontro 2 – Segnali di stile: il racconto dell'Italia del dopoguerra.
Incontro 3 – Visione e commento del film "Ladri di biciclette" (1948).

L'età degli autori – Federico Fellini
Incontro 4 – Cosa rimane dopo il neorealismo: la grande stagione degli autori e il caso Fellini.
Incontro 5 – Segnali di stile: la memoria personale che diventa mitologia personale.
Incontro 6 – Visione e commento del film "8 e ½" (1963).

Il cinema popolare degli anni Sessanta – Sergio Leone
Incontro 7 – La produzione popolare italiana e l'affermazione dello spaghetti-western.
Incontro 8 – Segnali di stile: campi lunghi, dettagli e musica.
Incontro 9 – Visione e commento del film "C'era una volta il West" (1968).

I giorni nostri – Cena
Incontro 10 – Considerando eccessivo per una singola serata fare cena + visione e commento di C'era una volta il West (durata: 175'), si è deciso di aggiungere un ulteriore incontro più informale in cui discutere della situazione odierna, spostando la mangiata al decimo appuntamento.


Sperando di non aver deluso nessuno con questa scelta monografica attendo con impazienza quel primo martedì, il posto e l'ora rimangono gli stessi degli anni passati.

Mi aspetto grande entusiasmo dalla mia squadra, non facciamoci mettere in ombra dagli "esperti".

mercoledì 17 settembre 2008

Basta reunion


Il 15 settebre i Pink Floyd hanno perso uno dei quattro componenti del gruppo: Richard Wright.

Anche se il tastierista della storica band è stato spesso oscurato dal carisma di Gilmour e Waters dobbiamo a lui alcune delle tracce più efficaci.

Wright è accreditato come co-autore o autore unico dei seguenti brani (considerando esclusivamente il lavoro svolto con i Floyd):
Pow R. Toc H. (1967)
Interstellar Overdrive (1967)
Paintbox (1967 autore unico Richard Wright)
It Would Be So Nice (1967 autore unico Richard Wright)
Careful With That Axe, Eugene (1968)
Remember A Day (1968 autore unico Richard Wright)
See-Saw (1968 autore unico Richard Wright)
A Saucerful of Secrets- suite (1968)
Up the Khyber (1968)
Party Sequence (1968)
Main Theme (1968)
Ibiza Bar (1968)
More Blues (1968)
Quicksilver (1968)
Dramatic Theme (1968)
Sysyphus (1969 autore unico Richard Wright)
Atom Heart Mother - suite (1970)
Summer '68 (1970 autore unico Richard Wright)
Alan's Psychedelic Breakfast (1970)
Heart Beat, Pig Meat (1971)
Crumbling Land (1971)
Come in #51, Your Time Is Up (1971)
Country Song (1971)
Unknown Song (1971)
Love Scene (1971)
Violent Sequence (1971)
One of These Days (1971)
Seamus (1971)
Echoes (1971)
When You're In (1972)
Burning Bridges (1972)
Mudmen (1972)
Stay (1972)
Absolutely Curtains (1972)
Breathe (1973)
Time (1973)
The Great Gig In The Sky (1973 autore unico Richard Wright)
Us and Them (1973)
Shine On You Crazy Diamond (1975)
Cluster One (1994)
What Do You Want From Me (1994)
Marooned (1994)
Wearing the Inside Out (1994)
Keep Talking (1994)



Non c'è modo migliore per ricordare un grande gruppo, morto ufficialmente due giorni fa, che riascoltando la canzone dedicata all'ex leader della band: Syd Barret, impazzito pochi anni dopo la fondazione dei Pink Floyd.

Shine on you crazy diamond in tutto il suo splendore!

(il primo video contiene le parti I, II e III, il secondo le parti IV e V, il terzo le parti VI e VII, il quarto le parti VIII e IX).



La fine ufficiale dei Pink Floyd è l'ennesima conferma che un certo tipo di musica sta scomparendo. Senza lasciare eredi.

Ci mancherete.


martedì 16 settembre 2008

Polimi, I love you

Terminati gli esami del primo anno mi viene da sorridere a guardare questa immagine: perfino un genio come Carl Barks si mostra sensibile ai problemi di noi studenti.

Possibile che le mancanze organizzative di un'università come il politecnico di Milano, che dovrebbe essere la migliore scuola tecnica in Italia, non vengano trattate con le giuste attenzioni?
I problemi sono molti e non mi riferisco solo alle numerose inadeguatezze logistiche; i rappresentanti degli studenti vivono in un sistema ancora più ridicolo di quello della scuola superiore. Se non fosse per quei pochi professori che davvero credono nel proprio lavoro e in noi certi corsi sarebbero allo sbando.
Orari, date, eventi, scelte di tempo alquanto imbarazzanti. Nonostante tutto la scuola mantiene la sua fama crogiolandosi della propria eccellenza. Non cambierà mai niente ma un'ottimizzazione delle risorse porterebbe a traguardi migliori.

Per fortuna che il corso di cinema sarà organizzato come si deve! Nei prossimi giorni sarà online il calendario ufficiale per la felicità della ristretta elite che potrà goderne.

Good Night.

martedì 2 settembre 2008

Non ho occhi che per te