Ho da poco terminato di leggere i Futuri incredibili di Alan Moore, avvicinandomi alla conclusione del percorso che mi permetterà di avere una panoramica completa sui lavori di uno dei miei scrittori preferiti.
In questo volume ci vengono presentate decine di storie brevi pubblicate originariamente su 2000 A.D. (per questo sono tutte a sfondo fantascientifico) ed è il Moore degli esordi a raccontarcele, il Moore ancora impacciato col media e con più sogni che certezze. Dopo queste pagine il bardo di Northampton scriverà V for Vendetta per la rivista Warrior e inizierà la sua scalata in DC Comics.
Il libro lo possiamo considerare la sua palestra e ci troviamo di fronte una raccolta di idee e di spunti mai banali o scontati; la qualità dei racconti è spesso elevata e le tematiche socio-politiche che hanno fatto da protagoniste durante tutta la prima parte della carriera dello scrittore sono ben presenti.
Per essere un sognatore Alan dimostra uno spiccato senso del grottesco, trovando il lato negativo anche in situazioni di ordinaria follia.
L’intero ciclo di storie è molto interessante perché riesce a evidenziare le critiche sociali mosse dallo scrittore in poche pagine, oltre ai contenuti non si può non restare affascinati anche dal punto vista formale che, seppur lontano dalle vette raggiunte con i suoi ben più celebri lavori, mostra le eccellenti capacità narrative di Moore.
La raccolta è un must per ogni fan dell’autore e dovrebbe incuriosire chiunque sia interessato al buon fumetto: coerenza, brillantezza, cattiveria e originalità sono gli ingredienti dell’ottimo volume (pubblicato in Italia a marzo 2008 dalla Magic Press).
La lettura del libro mi ha fatto riflettere sull’importanza delle riviste underground (Mad, Metal Hurlant, Linus, 2000 A.D.) per il mondo dei fumetti. Sicuramente ci ragionerò sopra e ne scriverò a proposito. Non sarebbe un discorso banale. Coming soon.
lunedì 25 agosto 2008
Shocking Futures
lunedì 18 agosto 2008
Summer! (2)
Hellboy II: the golden army. Le aspettative sono alle stelle. La prima trasposizione cinematografica del demone rosso aveva fatto centro: non aveva cercato di vendersi come kolossal e nel suo piccolo era riuscita a dimostrare una notevole precisione in sceneggiatura e nella costruzione dei personaggi, pagando qualcosa nell’epicità del racconto, senza però deludere gli appassionati (pur discostandosi molto dall’opera di Mignola).
Questo secondo episodio promette altrettanto fascino, con una maggiore spinta verso il fantasy, paesaggi magici e meno claustrofobici, più spettacolarità e nuovi arrivi in squadra, missione riuscita? Quasi del tutto, Del Toro non ha deluso neanche stavolta.
La trama riesce a reggersi da sola, senza poggiare sul continuo evolversi dei rapporti tra i protagonisti, perdendo in parte quella precisione negli sviluppi che caratterizzava il precedente capitolo ma guadagnando in grandezza e sfarzosità. Il nuovo arrivato si integra benissimo nell’intricato meccanismo che regola i rapporti tra i membri del team e regala soddisfazioni inaspettate, per contro non si può non notare la totale mancanza dell’agente che nel primo film ci aveva introdotto nel mondo di Mignola, sarebbe stato interessante ritrovarlo. E il resto? Funziona tutto molto bene e il risultato è ottimo sotto quasi tutti i punti di vista. Da incorniciare la battuta sul tumore e il duetto con birra tra Hellboy e Abe.
Una riuscita evoluzione di quanto di buono si è potuto apprezzare nel primo lungometraggio, nonostante la perdita di alcuni eccellenti espedienti narrativi questo secondo episodio riesce a soddisfare appieno le aspettative, regalandoci una trama più solida e un ambiente più vivo, oltre ai soliti personaggi caratterizzati alla perfezione. Promosso senza riserve.
Martin Scorsese. The Rolling Stones. Cinema. Musica. Rock ‘n’ Roll! Gli ingredienti per qualcosa di interessante ci sono tutti. Niente stadi, niente prati. Siamo al cinema. Portiamo lo spettatore a teatro!
Benvenuti nel Beacon Theater di New York, ecco a voi Mike Jagger, Keith Richards, Charlie Watts e Ron Wood.
Cosa non ha funzionato? Prima di tutto Scorsese non ha voluto fare un film, voleva portare la musica nelle sale, lo spirito degli Stones, niente film, niente storia, solo un concerto e poco altro. E questo “poco altro” è il primo dei difetti; approfondimenti brevi, flash di quarantacinque anni di storia che poco raccontano a chi non conosce il gruppo, una scelta comunque che si poteva salvare, se questi flash fossero stati in numero maggiore sarebbe potuto uscirne un affresco molto interessante. Ora passiamo al concerto, vero fulcro della pellicola, Martin ha sacrificato il resto in favore della musica, questa parte deve essere perfetta. Già la scelta del teatro è discutibile (lo stesso anno gli Stones avevano fatto un concerto da due milioni di spettatori sulla spiaggia di Copacabana, un’altra atmosfera) ma può essere giustificata dal parallelismo teatro/sala cinematografica, la regia è ottima, attenta sia ai dettagli sia allo spettacolo nel suo insieme (anche se la telecamera nella batteria resta una buona idea inutilizzata), bello il backstage e magistrale l’uscita. Paradossalmente ho da ridire sul contenuto, la scaletta, sono state montate insieme più serate e l’esclusione di alcuni classici lascia un po’ l’amaro in bocca.
A me è piaciuto molto, ma è un prodotto che nulla ha a che fare con il cinema tradizionale, gli approfondimenti sono un pretesto, Scorsese vuole raccontarci la musica e lo fa nel modo più diretto possibile: mostrandoci Jagger e soci saltare sul palco come ventenni. Shine a light è una pellicola rivolta agli amanti del gruppo e del rock in generale, chiunque altro si annoierebbe. Gran bel concerto ma troppo poco film per giustificare alcune scelte. Un ottimo omaggio al gruppo, anche se i Rolling Stones possono offrire molto di più di quello che Scorsese ha scelto di mostrarci.
Dopo Burton e Schumacher anche Nolan arriva a fare il suo secondo film sull’uomo pipistrello. A tre anni dal successo di Batman Begins Bale torna a indossare l’oscuro mantello e a fronteggiarlo trova il più classico dei batnemici: il joker! Nonostante il parere generale ritengo che il primo capitolo sia sopravvalutato, le idee buone non sempre erano state realizzate con efficacia e il regista ha mostrato alcune debolezze nelle scene d’azione, ma non è questo il momento per approfondire l’argomento. Con il Cavaliere oscuro vediamo come Nolan supera la maggior parte degli imbarazzi mostrati nel precedente capitolo e riesce ad offrirci uno spettacolo che in due ore e mezza non annoia mai. Il protagonista assoluto della pellicola è il defunto Ledger (qui nel suo penultimo film) che ci offre un’interpretazione di grande impatto emotivo, superiore forse a quella “storica” di Jack Nicholson.
Alleggerita dal “peso” delle origini la trama si può articolare con più naturalezza e la sceneggiatura riesce a dare il meglio di sé. In un film tanto grandioso è brutto parlare dei difetti che, anche se presenti, passano in secondo piano. Il primo da segnalare è qualche squilibrio in sceneggiatura, spesso il regista si dimentica che sta facendo un film su batman, non sul joker, anche se questa scelta ci permette di apprezzare al meglio le sfaccettature del “nuovo” antagonista; sempre la sceneggiatura mostra alcuni buchi quando utilizza strumenti tecnologicamente avanzati e si trascina un po’ nella parte finale, che avrebbe meritato una maggiore profondità. Ultima nota negativa: Gotham non è New York, per tutta la durata del film il carattere della città passa in secondo piano, perdendo alcune interessanti sfaccettature.
Aldilà di questi dettagli il sesto batmovie vince e conquista lo spettatore, divertendolo, confondendolo e facendolo riflettere. Nella mia personale batclassifica il Cavaliere oscuro occupa il secondo posto, dietro solo a Batman returns di Burton.
lunedì 11 agosto 2008
Summer! (1)
Breve pausa dagli impegni estivi per fare il punto sugli ultimi appuntamenti cinematografici della stagione.
Il gruppo si è notevolmente allargato e al posto di una ragazza poco interessata abbiamo acquistato una legione di gente del nord.
Questo mese e mezzo è iniziato con E venne il giorno e proseguito poi con Shine a light, L’incredibile Hulk, Wanted, Hellboy II fino a concludersi col Cavaliere oscuro!
Partiamo dalle conclusioni: tre promossi (E venne il giorno, Hellboy II e Batman) e tre rimandati (Hulk, Wanted e Shine a light).
Il film si Shyamalan ha ricevuto moltissime critiche, in linea con i suoi ultimi lavori, a mio parere esagerate.
E venne il giorno è affascinante, ha una bella atmosfera e prova a giocare con lo spettatore, che non sempre gradisce.
Il soggetto è semplice anche se non troppo brillante, la sceneggiatura prosegue lenta e a volte si perde, ma la messa in scena riesce a catturare.
Il regista indiano dimostra ancora una volta una grande consapevolezza dei suoi mezzi. In quest’occasione ci offre un b-movie di classe, ne sfrutta i clichè e ci gioca. Quando c’è da tenere alta la tensione lo fa senza fallire, anche di fronte a una sceneggiatura poco accattivante.
Il film ne risulta molto gradevole e a tratti spiazzante. M. Night ha uno stile classico ma inconfondibile, uno dei pochi registi “nuovi” in grado di far riconoscere la propria mano in ogni suo lavoro senza deludere. E venne il giorno non verrà ricordato negli anni come Il sesto senso, ma riesce a far passare due ore molto piacevoli a uno spettatore curioso e preparato. Le incongruenze non mancano, il grottesco non si nasconde, Shyamalan ne è consapevole ed esibisce orgoglioso certi difetti, speranzoso che lo spettatore ne comprenda il significato! Ormai l’indiano non stupisce più. Garanzia di qualità, anche stavolta non delude.
Incredibile Hulk! Dopo il flop del primo capitolo il cast e tutti gli addetti ai lavori vengono cambiati. Hulk non ha bisogno di psicologia. Hulk spacca. E basta. Il precedente film non riusciva a mostrare la vera natura del mostro verde, troppo ambizioso e mal equilibrato, fallendo sia a livello di incassi che di critica. Questa volta le ambizioni crollano, action movie puro, trama esigua e caratterizzazioni fin troppo sottili.
Il primo l’ho in parte apprezzato perché ha puntato in alto, il regista ha sbagliato ma almeno ci ha provato, non è tutto da buttare (interessanti gli splitscreen ma orribili certe scelte, lo scavalcamento di campo su tutte).
Nel secondo invece non si sbaglia niente. Premesse mantenute. Una sceneggiatura più debole anche di quella di Iron Man. Un buon Norton che non riesce a caricarsi il peso dell’intera pellicola sulle sue spalle. E botte, tante botte!
Non mi ha deluso. Mi ha lasciato poco. Tutto qua. Hulk spacca. Bruce scappa. Non serve nient’altro. E’ molto vicino all’idea originale e per questo non riesce a stupire. E queste erano le sue intenzioni.
Fortunatamente la comparsa di Iron Man fa capire quanto il prodotto possa ben funzionare come prologo ai futuri progetti dei Marvel Studios, incastrandosi con personalità nel mosaico cinematografico offertoci dalla casa delle idee. In quest’ottica il film guadagna punti e riacquista significato.
Direttamente dalla graphic novel (di questi tempi solo i barbari li chiamano ancora fumetti) di Mark Millar e J. G. Jones ecco arrivare Wanted!
La prima cosa da dire è che la pellicola non centra niente con le pagine da cui è tratto. La sceneggiatura è stata scritta quando ancora erano stati solo i primi numeri della miniserie e si vede. L’idea centrale comunque c’è e viene resa piuttosto bene, così come il finale provocatorio.
Il lungometraggio è visivamente eccelso, dettagli precisi, tamarro più di 300, ottimi effetti sonori e una regia sempre attenta ad enfatizzare l’azione. Ottimo film d’azione quindi? No, a qualcuno è venuta in mente una delle peggiori idee degli ultimi vent’anni: il telaio del fato. L’intera vicenda ruota intorno a questo oggetto, non ci vengono spiegati i dettagli e il suo preciso funzionamento, oltre che distruggere il concetto di superiorità della fratellanza. Ogni volta che si parla del telaio spuntano buchi narrativi ad un ritmo impressionante. Probabilmente non l’avrò preso bene io, non è un film ambizioso, certe cose andrebbero perdonate, ma scelte del genere… bhè… rovinano la magia del film. Peccato. Attori cambiati? Perdonato. Niente supercriminali? Perdonato. Niente violenza gratuita? Perdonato a metà. Vicenda stravolta rispetto all’originale? Perdonato. Telaio in grado di far impallidire quello di Loom? Decisamente fuori luogo. E sì che le potenzialità per qualcosa di discreto c’erano. Andrà meglio alla prossima dai! Bisogna dire che anche il fumetto da cui è tratto non è un capolavoro…
E Batman, Hellboy e Rolling Stones? Coming soon…
