giovedì 26 giugno 2008

Flame on!

La voce del fuoco… Ah… La pessima grafica di questo blog deve molto a questo libro… Un libro strano tra l’altro.


“Opens I mouth, for make noise in I’s hurt, and say off ire is come through I, and rise, and rise, with grits of bright, in neath of old black sky.”

Chapter one: Hob’s Hog. 4000 BC


Il primo romanzo di Alan Moore è stato pubblicato originariamente nel 1996, nove anni dopo ancora non era disponibile una versione tradotta del libro, per questo mi convinsi a prenderlo in lingua originale. Non l’avessi mai fatto; Moore è un pazzo e ha scritto qualcosa di illeggibile anche con un dizionario a fianco. E ci ho provato, lo giuro!

Lo scorso anno le edizioni BD hanno fatto il grande passo: traduzione e pubblicazione in Italia del testo. Questa “svolta” editoriale mi ha permesso di avanzare nella lettura e di capire meglio le intenzioni del mago inglese.

Alan Moore (per chi non lo sapesse è il miglior scrittore di fumetti di sempre, autore tra le altre cose di V for Vendetta, Watchmen, From Hell e Promethea) ambienta l’intera vicenda a Northampton, la sua città. Questa scelta comporta una particolare strutturazione del romanzo, suddiviso in racconti ambientati in epoche diverse (collegati tra loro da una serie di elementi ricorrenti), e si pone l’obiettivo di dimostrare che ogni metro quadro, anche il più sperduto, nel corso dei secoli ha accumulato fatti (o leggende) che meritano di essere raccontati. Gran parte dei capitoli del libro sono frutto dell’immaginazione dell’autore, che si apre al lettore per mostrare la natura magica del luogo giocando sul labile confine che separa il reale dal mito.

Basta uno sguardo alle pagine iniziali per incontrare il primo ostacolo: ci troviamo di fronte a un racconto narrato in prima persona da uno stupido preistorico, con la grammatica contestualizzata, cioè inesistente, poche parole e concetti espressi per associazione, non basta qualche riga (abbinata ad un notevole sforzo) per abituarsi allo stile. Le tecniche narrative si evolvono lungo i secoli, passando per l’allegorismo medievale per terminare con una scrittura contemporanea (sarà la voce dell’autore ad accompagnarci nelle ultime pagine). Da questo punto di vista Alan riesce a raggiungere virtuosismi formali di pregevole fattura, indebolendo però la scorrevolezza della narrazione.

Nonostante alcuni capitoli risultino essere molto brevi, i personaggi presentati riescono sempre a conquistarsi la pietà del lettore (e ne hanno bisogno, data la triste natura degli eventi narrati) e ogni periodo storico riesce a dominare sui protagonisti (fulminanti le dieci pagine dedicate all’impero romano, molto efficaci).

Il libro è senza dubbio impegnativo, denso e pieno di follia (a partire dall’atipico cast utilizzato). Moore non ha voluto risparmiarsi per il suo esordio tra i grandi, risultando a tratti eccessivamente barocco e macchinoso. Il ritmo lento e struggente dello scorrere delle pagine porta inevitabilmente alle conclusioni finali dell’autore stesso, che ci racconta l’attuale stato della città e ciò che è rimasto degli antichi misteri.

Con questo romanzo Moore non solo ci regala un viaggio magico, ma racconta se stesso: ci descrive i suoi luoghi, il suo borgo, le sue emozioni, le sue fantasie, i suoi sogni e il mondo (immateriale) che lo circonda.

Dal 1994 Alan si professa mago. Questo libro può introdurre al misterioso universo che sente suo, risultando scorrevole anche per chi (come me) è in grado di cogliere solo una piccola parte del significato dell’opera (scritta con un simbolismo estremo).

I difetti non mancano, spesso la narrazione si fa pesante e non sempre Moore raggiunge un’adeguata efficacia anche per i più bassi livelli di interpretazione (ma almeno ci sono, a differenza di altri suoi scritti in prosa).

Mi sento di consigliare questo libro ad ogni fan dell’autore e a chiunque non abbia paura di affrontare il metaforico viaggio (con ostacoli e delusioni annesse) proposto dal barbuto inglese.

mercoledì 25 giugno 2008

Citaz. (Donnie Darko)



"Birra e fica! …Io non chiedo altro!"

"Dobbiamo solo trovarci una Puffetta per uno!"

"Puffetta?"

"U-hu!...Una che te la dia! Qui a Middlesex, sono tutte suore! …Ci vuole una bella biondina che allarghi le gambe ai tuoi ordini! Come fa Puffetta!"

"Puffetta, non scopa!"

"E' una cazzata! Puffetta si scopa tutti i Puffi! Grande Puffo, l'ha creata apposta!... Stavano sempre a canna dritta gli altri Puffi!"

"No, tutti tranne Vanitoso, che è omosessuale!"

"D'accordo, sai che ti dico? Lei se li scopa, mentre Vanitoso guarda,… contento?"

"Sì, ma Grande Puffo? Anche lui si butta nel mucchio oppure…"

"Lui, sai che fa?… Riprende tutte le ammucchiate, poi in privato… le rivede e si ammazza di seghe!"

"Prima di tutto a creare Puffetta non è stato Grande Puffo, ma Gargamella, che la mandò dai Puffi come sua spia avendo l'intenzione di distruggere il villaggio, ma la contagiosa allegria della vita dei Puffi la trasformò per sempre! Quanto all'ammucchiata da voi descritta è irrealizzabile! I Puffi sono asessuati, non hanno nessun organo riproduttivo, sotto quei pantaloni bianchi! Per questo, è illogica, no,…la felicità dei Puffi! … Che cazzo vivi a fare se non hai il pisello?"





martedì 24 giugno 2008

Profondo blu

E' arrivato il turno di Aquaria! Non posso passare per quello che ignora il panorama indie e questo gioco è stata una piacevole sorpresa.


Uscito di nascosto ormai da qualche mese, Aquaria è un gioco affascinante, in grado di far funzionare ancora molto bene delle meccaniche risalenti a qualche generazione fa.

La protagonista dell’avventura è Naija, un’abitante del mare che ha perso la memoria; la ricerca dei suoi compagni e familiari la farà viaggiare in suggestive locations, all’interno delle quali scopriremo antiche civiltà, incontreremo i mostri che le abitano e saltuariamente vedremo riaffiorare i ricordi del nostro alter ego virtuale.

Il mondo da esplorare è interamente in due dimensioni e il gameplay ricorda quello dei classici metroid/castlevania (con evidenti richiami al sempre verde loom). La nostra eroina acquisirà nuove abilità nel corso dell’avventura e gli strumenti (armi) a sua disposizione saranno soprattutto il canto e la cucina (per poter attaccare con sfere infuocate deve trasformarsi, evento meno comune di quanto ci si immagini).

Tecnicamente sia i fondali sia la fauna marina sono ben curati e gli oggetti presenti nei vari stages si integrano efficacemente con l’ambiente; il peggior risultato dal punto di vista grafico è, paradossalmente, quello ottenuto con la protagonista: animazioni fluide e perfette per ogni movimento tranne uno, il girarsi da destra a sinistra (e viceversa), mancano proprio gli sprites per questa azione e ogni volta che si passa il mouse da un angolo all’altro dello schermo si vede Naija “scattare” dall’altro lato, senza alcuna movenza intermedia.
Altro difetto sono le musiche: belle, evocative, ma mortalmente ripetitive. È naturale come cosa, stiamo parlando di un prodotto indipendente, team ridottissimo e budget ridicolo (tanta tanta passione però), anche se qualche giorno in più passato ad ottimizzare questi dettagli avrebbe giovato al prodotto finale.

Il ritmo del gioco è lento, inizialmente sembra non riuscire a ingranare, ma proseguendo l’azione aumenta costantemente, regalandoci momenti frenetici. La direzione scelta è giusta. Questo gioco non può correre. È stato fatto per rilassare, per esplorare un mondo magico, per godersi l’armonia dell’ambiente e dei gesti della tenera Naija.

Non posso che promuovere il prodotto. La scena indie sta sfornando piccoli capolavori in serie, meriterebbe una maggiore attenzione da parte dei media del settore.


Per completezza mi sembra giusto lasciarvi l'intrigante trailer di Aquaria:



;-)

mercoledì 18 giugno 2008

Per qualche volpe in più


Download Day 2008

martedì 17 giugno 2008

52


"La pazienza ha un limite, Pazienza no."
Andrea Pazienza


Vent'anni e un giorno fa moriva a Montepulciano Andrea Paziena. Aveva trentadue anni.

Il paz è stato uno dei più celebri fumettisti italiani, grande personalità e immensa creatività. Molti lo considerano un genio, forse lo era, ma come fumettista non è mai riuscito a maturare completamente anche se, col passare degli anni, probabilmente ce l'avrebbe fatta a entrare nel circolo dei migliori.

Il paz è stato un grandissimo illustratore. Nel corso della sua breve carriera ha utilizzato le più svariate tecniche pittoriche e sembre riuscendo ad ottenere eccellenti risultati. I suoi disegni sono stati utilizzati per opere di ogni tipo (grande amico di Fellini e Benigni, saltuariamente ha lavorato anche con loro).

Il paz è stato un personaggio atipico nel panorama italiano. Col suo carattere riusciva sempre a distinguersi. Aveva una talento fuori dal comune, le potenzialità erano enormi, viveva uno stato di perenne creatività. Può essere che fosse il migliore, non lo sapremo mai. Poteva gestirsi meglio. Peccato.

I suoi fumetti e i suoi dipinti/disegni sono l'apoteosi dell'autorefenzialità, tanto da essere così intimi che possono colpire il lettore da dentro. Le sue capacità artistiche erano quanto di più perfetto ci si potesse immaginare, l'esatto opposto delle sue doti narrative che, invece, hanno sempre lasciato a desiderare.

Le sue opere sono qualcosa di irrazionale, ha portato all'estremo le caratteristiche formali introdotte da Moebius dieci anni prima, ha creato personaggi provocatori e non si è lasciato fermare da nessun tema scottante avesse per la testa. Psichedelico.

Nonostante non sia mai riuscito a convincermi del proprio valore (le sue qualità sono comunque indiscutibili) e abbia sempre pensato che fosse sopravvalutato, credo che il mondo artistico (e non solo) italiano avrebbe molto bisogno di gente come Andrea.

Concludo segnalando una serie di video a tema messi a disposizione su repubblica.it per l'occasione.

domenica 15 giugno 2008

Pillole di cinema (3)


Hellboy:
Premettendo che le tecniche narrative utilizzate dal buon Mignola nei suoi fumetti non sono mai riuscite a catturarmi, riconosco che il soggetto mi ha da sempre incuriosito. Con questo spirito mi sono avvicinato al lavoro di Guillermo Del Toro ispirato a quei racconti. Il risultato mi ha soddisfatto. E molto. I temi sono stati approfonditi meno e la trama non sfugge ad una linearità forse necessaria, lo riconosco, ma è un film d’azione e non può rischiare di perdere ritmo ricamandosi addosso tematiche impegnative.
I personaggi trasudano carisma, hanno una loro vita, non solo uno scopo narrativo e ognuno compie un percorso che segue con precisione i tempi dei risvolti narrativi, la storia è piuttosto scontata ma interessante e le ambientazioni sono in linea con i cupi tratti dell’opera di partenza.
Del Toro riesce a non deludere dietro la macchina da presa, riuscendo a seguire al meglio lo svolgersi dell’azione, grazie anche ad un montaggio ben riuscito. La scene comiche non sono mai invadenti (anche se il fumetto si tratta più seriamente, ma è una scelta rispettabile anche quella adottata per la pellicola) e il regista/sceneggiatore è stato bravo ad inserire il giovane agente, escamotage classico per raccontare nuovi “mondi” e utile a evidenziare di volta in volta i diversi aspetti del mostro rosso (evitando quindi incongruenze caratteriali facilmente riscontrabili se il racconto ci fosse stato mostrato attraverso Hellboy).
Il prodotto finale è ottimo, uno dei migliori esponenti del suo genere.
[7/8]



School of rock:
Non tutte le commediole americane vengono per nuocere! Un Linklater più convenzionale del solito e un Jack Black ispiratissimo sfornano un film di pregevole fattura, pieno di emozione e passione per il buon vecchio rock ‘n’ roll! Musiche fantastiche e buone idee, in alcuni momenti la carica di Black fa sbagliare qualche tempo ma niente di grave: un sincero inno al vero rock. Fa niente se qualche rapporto poteva essere approfondito maggiormente, è una commedia, non aveva ambizioni, se non quella di trasmettere la maestosità della musica preferita da chi, come me, ama fantasticare sulle note dei Led Zeppelin, degli Who, dei Rolling Stones, dei Pink Floyd e di tutti i pazzi che il rock lo sanno fare.
[7,5]

sabato 14 giugno 2008

Perchè anche i lupi parlano


Okami è stata una delle rivelazioni per Playstation 2 ed è, da ieri, disponibile anche su Wii.
Il pluripremiato lavoro dello studio Clover ha sempre avuto un difetto: nonostante la notevole importanza delle sequenze narrative l'halifax (distributore italiano) non ha mai ritenuto opportuno tradurre i testi rovinandoci, almeno in parte, l'esperienza.

Segnalare il lavoro svolto da un gruppo di fan è dunque un obbligo morale, nella speranza che le quasi quattrocento (!!!) pagine di traduzione si diffondano tra i potenziali acquirenti del titolo.

Vi lascio dunque il link al progetto: okamiita.altervista.org.

venerdì 13 giugno 2008

The crystal skull is BACK! (By Pietro)

Davvero speravate che i due precedenti interventi (trilogia classica e quarto episodio) sarebbero bastati ad esaurire l'argomento Indy? Ahahah! Ogni tema andrebbe affrontato da diversi punti di vista per essere compreso al meglio. E' dunque il turno Pietro (lui che il cinema lo studia sul serio) che esordisce su queste pagine con un appassionato commento sull'ultima fatica di Spielberg e Lucas! Vi lascio alle sue parole:


Film in pieno stile Indiana Jones... gustoso. nel complesso ben realizzato. Focalizzando su aspetti prevalentemente tecnici e stilistici, sono belle le scene nella cittadina, nel bar, nell'uni... riuscite meno bene invece le scene nell'angar 51 all'inizio della pellicola (palesemente girate in studio e poi compositate con gli sfondi in post-produzione, tra l'altro anche in maniera scarsamente accurata, soprattutto per quanto riguarda certe ombre doppie poco convincenti…). Ben ripresi invece tutti i luoghi comuni noti ai fans della saga… compresa la chicca del serpente-mangia-ratti che pur essendo poco animalista è una trovata quasi scontata nella sua originalità. Il cappello è come sempre parte integrante del personaggio di Indiana jones, e come tale viene sempre recuperato …o non viene perso tra una cascata e l’altra. La memorabile scena dell’inseguimento sui carrelli della miniera nel Tempio Maledetto, è rievocata questa volta nella giungla a bordo delle vetture.
Un altro appunto riguardante la realizzazione: potrei azzardare ad affermare che l’intero film troppo di frequente rischi di sembrare un mero esercizio di stile; una moltitudine di situazioni che non si possono definire al limite della realtà… non stanno né in cielo in terra!!! (qui a malincuore devo ammettere che ho iniziato a maturare scontento e perdere stima verso il buon Steven)…
Un frigorifero a prova di bomba atomica?? Non dimenticate di procurarvene uno … di questi tempi non si è mai troppo sicuri!;
se qualche anima buona e di intelligenza superiore ha la bontà di spiegare il significato della momentanea regressione di Shia in un Tarzan signore delle scimmie superveloce…Personalmente mi è sfuggito anche il significato di quei poveri indigeni murati nei sotterranei della piramide maya da chissà quanto…che guarda caso stavano aspettando proprio indy e la sua banda… ma che guarda caso non li incontreranno nemmeno e finiranno trucidati nel giro di una scena e mezza dagli inseguitori russi…

… pausa di riflessione… XD

Per quanto riguarda la trama e lo svolgimento, il tutto regge, forse (e qui si capisce per chi faccio il tifo) la mano del maestro George si fa sentire…buona l’idea di far leva sul mistero dei maya e sui sospetti verso presenze aliene.
Il neo-junior fa la sua parte degnamente e guarda le spalle al veterano Ford che seppur visibilmente invecchiato è ancora un professore (ogni tanto) e “archeologo” in forma e credibile.
Spendo proprio due parole per la componente femminile del cast: quella dolce donzella dal fegato d’acciaio incontrata “sull’arca” anni orsono, è un elemento necessario per completare il quadretto famigliare, che per altro regge bene, e per fortuna!, perché si tratta di un nodo dell’intreccio non così secondario; dall’altro lato mi domando il perché dell’aver scritturato la Signora Degli Elfi per una parte che non sfrutta per nulla le potenzialità dell’attrice. Nulla da obiettare comunque alla comunistona cattiva di turno.
La scena finale vale tutto il film… pippe mentali e fisiche a manetta!
Un ultimo appunto riguardo la componente politica della storia: nelle precedenti avventure, (tralasciando il primo in ordine cronologico di ambientazione, ossia “Il Tempio Maledetto” – 1935) abbiamo notato che la simpatia verso l’impero dei Nazisti è palese: ne “I Predatori Dell’arca Perduta” ambientato nel 1936 e ne ”L’ultima Crociata” nel 1938, ci si trova nel mezzo dell’era Nazista: 1933-1945. I cattivi di turno nella storia dell’umanità sono proprio loro…ed in quanto tali vengono pesantemente ammoniti dalla coppia Lucas-Spielberg di matrice decisamente democratica.
In questo quarto capitolo “Il Regno Del Teschio Di Cristallo” (1957), il nemico è comunista; resta la coerenza di scontrarsi, da parte dei nostri eroi, con il “Potente” del periodo storico.
Infine: una mia interpretazione personale vede la grande diva Kate vincitrice tra tutti. Colei che riesce ad ottenere quello che vuole, ovvero la conoscenza; non è forse così? Ahahahah

giovedì 12 giugno 2008

Libera uscita


Luciano Ligabue. Rocker (e scrittore, e regista, e sceneggiatore) emiliano lanciato verso successi sempre più grandi, nel 2002, quattro anni dopo all’acclamato esordio sul grande schermo con Radiofreccia, torna dietro la macchina da presa per presentarci Da zero a dieci, la storia di Giove (fratello del defunto Freccia) e del suo gruppo di amici.
Il soggetto è semplice: i quattro protagonisti tornano a Rimini dopo vent’anni per completare un weekend di follie interrotto per un motivo che verrà svelato solo nel finale della pellicola, per farlo si sono dati appuntamento con le vecchie amiche conosciute durante la storica vacanza.

Ligabue, come in radiofreccia, fa leva sulla nostalgia e stavolta ce la mostra dagli occhi di chi la giovinezza la ricorda soltanto (in questa occasione il cantante racconta la sua generazione, cercando di mostrarne i pregi e i difetti, esagerando forse con l'autoreferenzialità). I personaggi ricordano il passato solo con brevi riflessioni, di sfuggita e spesso con un solo, semplice e lapidario giudizio (da zero a dieci appunto). Gli spunti sono tantissimi, troppi, c’è tanta di quella carne al fuoco che non basterebbe una trilogia per sviluppare al meglio le idee di questi ragazzi di mezza età, la superficialità ha permesso al cantautore di riassumere in una (bella) canzone il significato del film. I personaggi sono troppi per una rappresentazione così complessa, il film è ibrido tra la coralità del gruppo e la singolarità di Giove, riuscendo a mancare il bersaglio di entrambe le visioni. La storia dei compleanni non è stata vissuta con eguale intensità dai quattro ma il dramma funziona bene e il film riesce a lasciare qualcosa anche dopo la visione. Tecnicamente nonostante le discrete critiche la regia non mi ha colpito e anche il montaggio mi ha lasciato più volte perplesso, ottima invece la colonna sonora (anche se volevo sentire il blues e non l’orchestra durante il concerto!) così come la scena fatta tipo musical.

In definitiva ho preferito di molto radiofreccia, sarà per la sorpresa, per le minori aspettative, per gli attori (che stavolta qualche colpo lo accusano) o per la maggior compattezza generale (grazie anche alle minori ambizioni).
[6/7]

martedì 10 giugno 2008

Suspance... (By Elda)

Stavolta ci pensa Elda a fare il punto della situazione; dopo aver visto la coppia film+musical del celebre profondo rosso la giovane ragazza ha così espresso il suo punto di vista:


Suspance, sangue, psicologie perverse, e cruenti omicidi… Dario Argento non si smentisce mai, con “Profondo Rosso” viene giudicato da molti della critica come “l’erede” di Hitchcok.
La trama è piuttosto semplice: un pianista assiste all’omicidio di una psicologa-sensitiva e da quel giorno la sua vita cambia; decide che deve essere lui a prendere in mano le redini di questa indagine, per mettere fine alla serie di efferati omicidi operati da una mente contorta, disturbata da un non so che di inquietante… come in ogni thriller che si rispetti il protagonista è aiutato nel suo difficile compito, in questo caso la scelta cade su una bella giornalista con la quale intreccerà una storia di sentimento, sfida, e ricerca della verità. Sullo sfondo una musichetta infantile, una casa abbandonata, un lugubre disegno e la polizia sempre sulla pista sbagliata.
Difficile non essere catturati da questo bellissimo film… se da una parte abbiamo il sangue evidentemente finto dall’altra abbiamo momenti di profonda suspance che ci fanno balzare sulla poltrona!
Tutto per giungere al più inaspettato dei finali.
Ottimo anche il cast: David Hemmings nel ruolo del pianista inglese Marcus Daly, Daria Nicolodi (nonché moglie del regista) nei panni della giornalista, impicciona quanto intelligente, Gianna Brezzi, Gabriele Lavia che è il misterioso e complicato amico Carlo, e Carla Calamai, ovvero Marta, la madre di quest’ultimo. Tutti bravi nei loro ruoli, di certo non semplici da interpretare. Una nota di merito particolare sicuramente a Hemmings e alla Nicolodi che hanno reso il film degno di essere visto.
Lodevole anche l’inquietante colonna sonora, opera del gruppo rock dei Gobelin che diedero come titolo “Profondo Rosso” a uno dei loro primi album.


Non ha deluso le aspettative nemmeno il recente musical ispirato all’omonimo film. La trama è pressoché identica, se non fosse per qualche particolare legato all’ambientazione, come nel caso del primo omicidio che nel film avviene in un appartamento, nel musical in un camerino del teatro.
L’atmosfera è resa meravigliosamente, colore dominante ovviamente, il rosso, su quasi tutte le scene.
Ottimo l’utilizzo delle tre maschere, narratrici misteriose dell’appassionante storia. Attori discreti per quanto riguarda l’interpretazione della storia, ma con una voce molto bella che ha garantito la buona riuscita delle parti “cantate”; ottime coreografie per ballerini professionisti che hanno di volta in volta trasmesso le emozioni dovute attraverso i loro passi, guidati da sensazionali musiche. Niente da ridire, insomma, per un film considerato fra i più belli del cinema italiano, guidato da uno dei migliori registi del thriller-horror, e per il suo degno adattamento teatrale.

lunedì 9 giugno 2008

Austria&Svizzera '08


IN BOCCA AL LUPO RAGAZZI!

domenica 8 giugno 2008

Pillole di cinema (2)


Fur:
La bellissima Nicole Kidman e l’amato Tony Stark ad interpretare un’immaginaria biografia della fotografa Diane Arbus. Ci troviamo di fronte a un prodotto visivamente molto interessante: le stanze, i freak, le pubblicità e l’intero (per quanto piccolo) mondo che circonda i protagonisti riescono a suggestionare lo spettatore.
I suoi pregi però non vanno di molto oltre e i limiti riescono invece a manifestarsi appieno. Il film è vuoto. Fatica a raccontare e ad emozionare. E se Diane non avesse fatto neanche una foto sarebbe cambiato qualcosa? No. E questo no è un fallimento dal punto di visto biografico. Ma almeno ci sono i freak! La loro situazione, i loro rapporti, i problemi, gli stati d’animo… Naaa, solo abbozzati. Così come l’interessante situazione famigliare, il rapporto (e il carattere) delle figlie, dei parenti, tutto accennato. E la trama? Il dramma che arriva a compiersi? Il tema del mare non riesce a svilupparsi e a creare la giusta atmosfera per l’addio. I fatti sono pochi, il soggetto è semplice, procede lentamente senza però riuscire ad approfondire le belle immagini proiettate sullo schermo. Buona opera visiva, ma il film si perde molto presto tra i molti spunti proposti. E pensare che vent’anni fa i freak ci regalavano prodotti come Elephant man…
[6,5]



Superhero:
Osceno! Inguardabile! C’era ovviamente da aspettarselo ma che dire? Avendo visto tutti i film parodiati e amando il tema supereroistico credevo di riuscire a farmi qualche risata… Scordatevi invece le battute comprensibili solo a pochi, ai cliché finalizzati alla storia e a quelle chicche in grado far sorridere anche lo spettatore più esigente. Lo so, era ovvio che fosse così, ma cosa posso farci? L’ottimismo mi ha reso cieco. Le cose sono due: o il film era davvero così pessimo o io sono diventato così vecchio da non riuscire più ad apprezzare i siparietti alla scary movie… Probabilmente la verità sta nel mezzo. Un grazie a chi ha deciso di far durare questo strazio un’ora e mezza scarsa. Fosse durato due ore non so se adesso sarei qui (vivo).
[3]

sabato 7 giugno 2008

Arrivederci.


Brutto colpo per gli abbonati sky amanti del cinema, dopo aver perso l'elenco mensile dei film da qualche mese (c'è solo a pagamento, sono pazzi!) ecco la decisione di non rinnovare il contratto a studio universal, uno dei canali più interessanti. Le trasmissioni si sono interrotte ormai da una settimana, un vero peccato.
I costi continuano ad aumentare, il servizio a peggiorare e i dubbi vogliono diventare certezze. Gira la voce che studio universal verrà sostituito dal canale della MGM, se non sarà all'altezza, zak! Via sky!
:-(

martedì 3 giugno 2008

DS World! (2)

Castlevania: Dawn of sorrow.


L’ennesimo capitolo della fortunata serie dedicata al castello di Dracula, il primo sviluppato per la console portatile griffata Nintendo, si colloca un anno dopo la conclusione degli eventi narrati in aria of sorrow (l’ultimo per game boy advance) ampliando ulteriormente le modifiche introdotte con successo dal suo predecessore.

Il protagonista è ancora una volta Soma Cruz che dovrà sconfiggere la setta guidata da Celia Fortner (intenta a portare in vita un nuovo signore oscuro e per farlo dovrà uccidere il nostro giovane eroe). Le sequenze narrative fanno solo da sfondo alla grandiosa atmosfera presente nelle diverse zone del castello e la trama avanzerà lentamente, senza scioccanti rivelazioni, lasciando alle parti giocate il difficile compito di tenere incollato il giocatore.

Il gameplay è il classico della serie, con l’aggiunta della raccolta anime introdotte in aria of sorrow (caratteristica che permetterà di personalizzare le abilità del protagonista), e la voglia di non perdere il backtracking (ripercorrere più volte le stesse zone) “alla metroid” presente già in molti altri capitoli.
Nonostante le innovazioni introdotte non siano molto rilevanti il gioco rappresenta uno dei punti massimi raggiunti dagli adventure a scorrimento in due dimensioni e l’esperienza di gioco resta di altissimo livello.

L’approccio iniziale non presenta molte difficoltà e le prime fasi di dawn of sorrow sono decisamente alla portata di chiunque, il castello è comunque un ambiente immenso ed esplorarlo per intero, comprese le stanze nascoste, si rivelerà un’impresa più ardua del previsto.

Il design è ispirato anche se lo stile simil-manga non sempre si adatta all’atmosfera del castello (tendenza che si nota esclusivamente durante i pochi dialoghi, nelle fasi di gioco infatti questo “difetto” viene meno) e i nemici sono vari e ben caratterizzati (in relazione agli stage che li contengono) grazie a richiami letterari/mistici/mitologici.

Unica nota stonata è l’utilizzo del touchpad: i sigilli da disegnare alla sconfitta dei boss non sono intuitivi e una semplice imprecisione può trasformare le vittorie ottenute dopo uno scontro all’ultimo sangue in tragici fallimenti.
[9]

PS.Geniale l’utilizzo della Medusa del Cravaggio (che segue con lo sguardo il nostro cammino) nel mezzo di un lungo corridoio.

domenica 1 giugno 2008

Ci sono mancate le tue frustate...!

SPOILER PER CHI NON HA (ANCORA) VISTO INDIANA JONES E IL REGNO DEL TESCHIO DI CRISTALLO!

Mi raccomando, non leggete niente che riguardi Indy senza aver prima messo come sottofondo la stupenda colonna sonora del genio Williams.


“ […] it was awesome and anyone who thinks it was awesome is awesome and if you didn't then you're not.
Awesome.”

Ron Gilbert


Il film inizia subito bene e l’entrata in scena dell’archeologo è indimenticabile! Come è bellissima tutta la prima parte (nonostante alcune superficialità tecniche)… Qualche colpo viene perso col proseguimento della pellicola… Anche se sono convinto che la maggior parte delle scelte antipatiche siano state forzature dettate dal sopravvalutatissimo Lucas (le scene delle marmotte e del Mutt/Tarzan in primis)! Nel finale la voglia di spiegare tutto rovina un po’ l’atmosfera, ma niente di grave.

La trama è lineare e, a tratti, debole. Bravissimo Spielberg a gestire Oxley, personaggio chiave della vicenda e punto debole della discreta sceneggiatura; è il professore che spinge Indy a lanciarsi in una nuova avventura ed è sempre lui a fornire gli indizi fondamentali (lettera, prigione, mappa e frasi sconnesse nella pazzia), focalizzare eccessivamente l’attenzione su questo personaggio avrebbe evidenziato la macchinosità e le forzature di una trama che ha solo bisogno di essere scorrevole.

Qualche delusione per certe situazioni senza senso, inserite solo per rendere più spettacolare il tutto (esempi: gli indigeni rimasti per secoli all’interno del tempio ad aspettare di essere uccisi in due minuti dai russi, inutili a livello narrativo e che stonano con la coerenza generale del film, il teschio che è magnetico solo quando il buon Steven se ne ricorda, ecc).

Un aspetto che ha suscitato non poche polemiche è stato il cambiamento di tematiche. Per fortuna c’è stato dico io! Sono passati vent’anni dall’ultima avventura e il mondo è cambiato! A livello di sceneggiatura la modifica si è fatta sentire in profondità e non solo per il cambio nazisti/russi.

La trama è molto influenzata dai racconti avventurosi dell’epoca (anni ’50) e, in pieno “periodo Roswell”, l’unico mistero in grado di catturare tante attenzioni da parte di entrambi gli schieramenti era quello degli alieni. Un altro elemento inedito negli scorsi episodi è la componente spionistica, in questa quarta pellicola si respira (almeno nella prima parte) l’aria di diffidenza da parte delle agenzie di intelligence.

Il film è pieno di citazioni/richiami/omaggi ai capitoli precedenti (anche al telefilm ma, fortunatamente, in misura minore). Basta pensare alla minaccia fallita, alla manopola nel buco (stessa situazione e stessa inquadratura del tempio maledetto), ai continui rimandi a Marcus, all’Arca, al ritorno dei quadretti famigliari (sempre esilaranti), al parallelismo carrelli-jeep, ai serpenti, al relax, all’università, alla sempre verde equazione Indy=cappello+frusta e alle altre innumerevoli trovate, belle belle belle!

Per il resto questo episodio ci racconta una suggestiva avventura del nostro archeologo preferito, civiltà precolombiane, giungla, templi nascosti, prigioni, passaggi segreti, rapimenti, inseguimenti, c’è tutto il necessario per non sbagliare! Peccato per il mistero un po’ scontato ma un’avventura così non si vedeva da molti anni.

Nonostante qualche imperfezione il film si assesta su ottimi livelli, bravo Spielberg e bravo Ford! Grazie per averci fatto rivivere l’affascinante mondo di Indiana!
Voto da appassionato: 8,5.
Voto oggettivo: 7/8.

PS.Tra i vari forum si leggono lamentele per alcune scene troppo esagerate, ma lo spirito della serie è SEMPRE stato questo! O c’è qualcuno pronto a sostenere che scendere dal cielo a bordo di un gommone sia più realistico del superamento delle tre cascate?