lunedì 28 aprile 2008

Mancano pochi giorni ormai...


Sarà una cazzata, sicuro, ma Robert John Downey Jr mi fa impazzire!

domenica 27 aprile 2008

Ragni contro fuggiaschi (INTRO)

Siamo nel 2000. La Marvel Comics non attraversa uno dei suoi momenti migliori e ha bisogno di rinnovarsi. Vengono lanciati nuovi progetti editoriali tra cui la linea Ultimate e il Mangaverse.


L’universo Ultimate è nato con l’intento di svecchiare i principali personaggi Marvel. Ogni serie ambientata nell’universo originale ha infatti decine di anni di storie alle spalle che “spaventano” i nuovi lettori.
Obiettivo: ripartire da zero.
Per vincere questa sfida e riconquistare i giovani, Quesada, supervisore capo della casa delle idee, decide di affidarsi alle nuove stelle dei comics made in USA: Bendis e Millar ai testi con Bagly, Kubert e alle matite.
La scommessa fu vinta e ancora oggi l’universo ultimate gode di ottima salute.
Noi però ci limiteremo a parlare (per ora) solo di Ultimate Spiderman, ad opera di Brian Michael Bendis e Mark Bagley!


Nello stesso anno prova a sfondare un altro progetto, nato anch’esso per conquistare nuove fette di mercato, il Marvel Mangaverse!
In questo nuovo universo narrativo vediamo i nostri eroi in versione manga.
Obiettivo: portare i giovani amanti del fumetti del sol levante ai supereroi statunitensi.
Il flop era scontato, i mezzi a disposizione scarsi, l’interesse del pubblico assente. Un fallimento su tutti i fronti quindi.
L’editore newyorkese però non si da per vinto e nel 2002 riprova a conquistare gli amanti degli occhi a mandorla con la linea tsunami, non più nuove versioni dei principali personaggi della casa ma nuove serie accumunate da stili grafici non del tutto occidentali. Anche in questo caso gli autori coinvolti non erano le star. Della nuova linea a noi interesserà unicamente Runaways, scritto da Brian K. Vaguhan e disegnato da Adrian Alphona.
Nonostante una partenza difficoltosa nel mezzo del fallimentare progetto tsunami, i Runaways riescono a evitare la chiusura, ma la Marvel ha continuerà ad ostacolare il loro il cammino verso una pubblicazione stabile e coerente inserendo la serie prima nella linea Marvel Age e successivamente sotto l’etichetta Marvel-Next (entrambe hanno un target molto basso).
Finita l’odissea editoriale il mensile creato dal pelatissimo Vaguhan riesce a trovare una definitiva consacrazione tanto che, dopo l’abbandono dei due creatori, il timone della serie viene lasciato alla superstar Joss Whedon, il creatore di Buffy.


E nei prossimi giorni… Il confronto!

sabato 26 aprile 2008

Citaz. (Mulholland Drive)







" . . . L'hai mai fatto? . . .

. . . Non mi ricordo . . . "









venerdì 25 aprile 2008

Scrutando nel buio

Tic tac tic tac tic tac… Passano i secondi, passano i minuti, passano le ore, passano i giorni e passa anche la settimana.
Tra due ore ci si trova per il nuovo film e non ho ancora scritto niente dell’ultimo visto.
Si rimedia.

Formazione classica: Pietro e Cri mediani dietro di me (unica punta) con Elda che svaria sulle fasce.

Film del giorno: A Scanner Darkly (finalmente!) di Richard Linklater.



Il film utilizza la tecnica del rotoscope per creare la strana animazione che caratterizza la pellicola. Il risultato di questa sperimentazione è migliore di quanto visto sette anni fa in Waking Life dello stesso regista, le figure sono più nitide e i colori più definiti.

La trama si ispira ad un romanzo del fantascientifico Philip Kindred Dick e tratta il tema della droga.

L’intreccio non è dei più semplici e non di facile comprensione (anche a causa di una violenta accelerata nella seconda parte). Il film, infatti, dopo un antefatto che racconta il background storico-politico-sociale, passa gran parte dei suoi 105 minuti a mostrarci gli eventi che trascineranno il nostro eroe (Keanu Reeves) nel baratro. Tale scelta (condivisibile se si considera unicamente la sua tematica principale) fa perdere un po’ il resto dell’affresco creato da Dick che, nella seconda parte della pellicola, cambia più volte la prospettiva degli eventi. La sceneggiatura non riesce purtroppo a dedicare il giusto spazio alle conseguenze di queste rivoluzioni.

Tecnicamente il film si presenta piuttosto valido: la regia riesce a rendere bene gli stati d’animo dei personaggi principali, visivamente spiazza lo spettatore (con le tute mimetiche perfino esagerate) e le musiche non sono mai invadenti anche se forse un po’ anonime.

Nel complesso la pellicola riesce a gestire molto bene la vicenda del protagonista, facendoci condividere le sue ansie e le emozioni fino al drammatico finale. Ottimo film sulla droga quindi.
Perde invece punti quanto si tratta di gestire una trama più ampia e corale. Rimane sempre un buon prodotto ma poteva essere qualcosa in più, il romanzo originale ha ancora delle potenzialità inespresse dopo questo adattamento.

Voto: 7+.

Comunque complimenti a Richard! Sempre in grado di regalarci bei momenti. :-)

PS.Ho scoperto che anche la mia bici ha soltanto 10 marce.

lunedì 14 aprile 2008

sabato 12 aprile 2008

Benvenuto ^^

Non credo ci sia bisogno di presentazioni.

mercoledì 9 aprile 2008

From Wien part 3

Dovete sapere che a Vienna le torte sono un’istituzione, e non parlo solo della celebre sacher torte.

Ogni cafè storico che si rispetti ha una ricetta per una torta originale (con tanto di marchio di certificazione su ogni fetta), sarebbe quindi un grave errore limitarsi ad assaggiare solo il dolce dell’hotel sacher, l’argomento merita di essere approfondito con un tour completo dei vari locali cittadini.


A Vienna, oltre alla sua torta più famosa, mi permetto di consigliare la cafè central torte, con un sapore più delicato rispetto alla celebre concorrente (è criticabile solamente per l’eccessivo spessore della glassa di cioccolato).

PS: Fate attenzione! Diffidate da chi non accompagna la fetta di sacher con la panna (assolutamente obbligatoria!).

lunedì 7 aprile 2008

Comandanti del tempo

Dopo molte ore passate in compagnia del Nintendo DS mi è stranamente venuta voglia di scrivere di Time Commando, un videogioco con ormai dodici anni di anzianità sviluppato dalla Adeline Software (una sconosciuta compagnia francese che non ha prodotto quasi più nulla di decente).


Siamo nel futuro e, come si può intuire già dal titolo, il filo conduttore del gioco saranno i viaggi nel tempo; la nostra missione sarà recuperare alcuni chip sparsi in diverse epoche e sconfiggere il virus che ha infettato il sistema.
La trama non verrà approfondita ulteriormente ma un videogioco di questo tipo non necessita di maggiori dettagli.

Graficamente il prodotto si mantiene costantemente su ottimi livelli, al massimo per il suo tempo. Le animazioni sono piuttosto ripetitive ma, considerando l’età, è già notevole vedere movimenti diversi per ogni epoca. Le ambientazioni non sono troppo spaziose, limitando, di fatto, la nostra libertà d’azione ma riescono a caratterizzare piuttosto bene i vari periodi storici.

Il gameplay risente di un’eccessiva ripetitività ma, grazie al gran numero di armi introdotte nelle diverse epoche, riesce parzialmente a nascondere questo difetto riuscendo a regalare al giocatore situazioni memorabili.
Come andava di moda nei primi anni dei giochi a scorrimento in tre dimensioni la camera è fissa, caratteristica da me particolarmente odiata (per questo motivo soffro alcune parti dei primi Resident Evil).

Le epoche in cui dobbiamo guidare il nostro eroe sono nove (non tutte riuscite benissimo):
- Preistoria.
- Roma antica.
- Medioevo giapponese.
- Medioevo europeo.
- Conquistadores.
- Western.
- Guerre del XX secolo.
- Guerre del futuro.
- Il Virus in persona!

Nonostante i molti scenari, il gioco non risulta particolarmente lungo e si riesce a portare a termine la propria missione con una certa facilità.

La casa francese riesce ad offrire un prodotto valido e sicuramente divertente, soffre di una mancata profondità (sia di level design sia di elementi narrativi) ma se affrontato con la dovuta leggerezza riesce a dare al giocatore il divertimento che si aspetta (almeno per i pochi giorni necessari per completarlo).

Voto: 7,5.

domenica 6 aprile 2008

Nuove barriere infrante

Nel pomeriggio di ieri la coppia imbattibile del Cage Team è riuscita ad abbattare il muro che separava i nostri eroi dal vincere in inferiorità numerica.


Nell'attuale Cage season nessun team era ancora riuscito nell'impresa.

Che questa vittoria possa essere d'esempio a tutti i coraggiosi sfidanti.

sabato 5 aprile 2008

The Fisher King

Appuntamento numero tre per il sempre meno settimanale cineforum made in Pandino.

Presenti: Cristian, Elda, Pietro ed io.

Film scelto (turno mio): La leggenda del re pescatore di Terry Gilliam.


Il film racconta di Jack Lucas, ex dj di successo, e di Perry, un professore di storia impazzito dopo la morte della fidanzata e diventato clochard. Le vite dei due protagonisti si incrociano in svariate circostanze e questi incontri miglioreranno l’esistenza a entrambi. Uniti da una improbabile ricerca del Santo Graal l’insolita coppia, guidata dai nobili e bizzarri valori di Perry, si ritrova a dover affrontare le difficoltà quotidiane.

Fin dalle prime sequenze è possibile riconoscere un Gilliam in piena forma, capace di creare un’atmosfera a tratti claustrofobica in grado di mostrarci nel mondo i sentimenti dei protagonisti.
Ogni scelta registica è portatrice di significati, le inquadrature delicatamente studiate riflettono lo stato dei personaggi (quando il mondo mostrato segue le stravaganze di Perry la camera si sbolla, lo stesso Perry ci mette molto tempo prima di conquistarsi un’inquadratura che gli renda onore, in quasi tutta la prima parte del film viene inquadrato sempre dall’alto, schiacciato da un mondo che non lo comprende, ecc). Particolare la doppia soggettiva data a Perry e a Jack durante il suo primo incontro, quasi a voler preannunciare l’escalation di eventi che porterà ad una completa sinergia tra i due (per il resto del film l’unico personaggio che godrà di soggettive sarà sempre e solo Lucas).
Il buon Terry conferma la sua passione per i mondi onirici opprimenti creando un interessante parallelo tra il cavaliere rosso di questa pellicola e il samurai di un altro suo capolavoro: Brazil.

Lo sviluppo dei personaggi è gestito molto bene. Un passaggio fondamentale riguardante questo aspetto è che il nostro Lucas termina da solo il suo percorso, senza più bisogno di una guida, segnato da un ultimo piccolo fallimento (l’aver ignorato l’amico barbone davanti alla sede della compagnia televisiva).

Impossibile non complimentarsi con gli attori, Williams e Bridges su tutti, ma anche la Ruehl e la Plummer si meritano gli elogi. Tutto il cast è riuscito a dare maggior spessore alla vicenda. Bravi!

Tecnicamente il film è valido anche se non perfetto:
- Montaggio preciso ed efficace, anche se dà al film un ritmo piuttosto lento riesce a far rendere al meglio ogni sequenza, senza mai perdere di atmosfera (unico appunto ad alcuni rallenty esagerati nelle sequenze oniriche anche se credo sia solo una questione di gusti).
- Fotografia ottima, non si perde mai per strada mantenendosi coerente per tutta la durata del film (con colori più anni ’80 che anni ’90, ma ugualmente efficaci).
- Apparato musicale un po’ anonimo, un unico tema che richiama il jingle su New York e per il resto niente da segnalare, un accompagnamento sottotono, fortunatamente le canzoni e gli effetti sonori che saltuariamente interrompono la monotona colonna sonora riescono a dare un po’ di brio anche a quest’aspetto.

Ultima segnalazione: la splendida sequenza del ballo in metropolitana, da sogno.

La pellicola si merita un 8,5. Uno dei film meglio riusciti di Gilliam riesce elegantemente a mettere in mostra il suo particolare stile. Solo tra un anno potremmo scoprire quanto sarà mancato il suo apporto all’imminente adattamento di Watchmen, passato in mano al giovane Zack Snyder.


Alla prossima settimana. ;-)