Immagino lo stupore da parte di chi conosce i miei gusti nel trovare in questo blog una recensione, per di più positiva, di un manga. Non significa che i miei gusti sono cambiati, tra un fumetto mediocre italiano, americano, francese e giapponese sarà quasi sempre quello nipponico ad avere la peggio, ma è una questione soggettiva, l’ho sempre ammesso. Cosa posso farci? Lo stile, i clichè, le situazioni e le tematiche offerte solitamente dai manga mi danno noia. Certo, ho sempre riconosciuto la presenza di eccezioni, non riferendomi esclusivamente ai classici Otomo, Nagai, Koike, Taniguchi, pur ammettendo di non sentirmi stimolato ad approfondire l’argomento.
In queste righe proverò a esporre le buone impressioni trasmessemi da Berserk di Kentaro Miura.
“È ridicolo… più lo capisco e più lo ammiro… ma adesso sono stufo di nutrirmi del suo sogno e guardarlo dal basso. Ora voglio raggiungerlo con qualcosa di mio.”
Gatsu
Innanzitutto è necessario premettere che la storia, a diciannove anni dalla prima uscita, non è ancora conclusa. Seconda caratteristica evidente è il cambio delle strutture narrative da prima a dopo l’eclissi.
Fin dalle prime pagine Miura ci presenta il guerriero nero freddo, risoluto, violento e tenebroso raccontandoci tramite un lunghissimo flashback le vicende che lo hanno trasformato da impavido bambino a “mostro” stermina apostoli.
Nel corso della prima parte Gatsu (il protagonista) affronta un percorso insidioso, imparando a lottare per gli ideali di Grifis (il perno dell’intera vicenda), ad amare i suoi compagni e a comprendere le proprie ambizioni. Il plot principale avanza rapidamente e i fatti raccontati modificano continuamente gli equilibri della squadra e approfondiscono i caratteri dei protagonisti, plasmando un’avventura corale a drammatica.
Fino a questo punto si ha una storia affascinante, ben raccontata (perdonando un iniziale smarrimento a livello di storytelling), piena di passione e violenza splatter (caratteristiche magnetiche per i giovani lettori e fondamentali per il successo dell’opera).
La narrazione di questi capitoli è piuttosto classica, l'universo circostante è ben abbozzato ma mai realmente protagonista o in grado di competere con le vicende interne della squadra dei falchi.

Eclissi. Gli equilibri si stravolgono, Grifis è sempre più un simbolo e Gatsu rappresenta la resistenza, la determinazione e la vendetta; la genesi del falco bianco e del guerriero nero è ora conclusa. Inizia la seconda parte.
Ci troviamo di fronte un ritmo narrativo ben diverso, più lento nello svolgere la trama principale, il nostro eroe adesso viaggia. Il mondo inizia ad essere protagonista, l’interesse ricade negli approfondimenti delle vicende personali delle comparse. Gente con cui Gatsu dovrà in qualche modo confrontarsi e che metteranno in luce alternativamente la sua umanità e la sua bestialità (caratteristiche portate all’estremo in diverse occasioni). Miura, nello scrivere queste pagine, si mostra più maturo e capace, sia nell’impostare la tavola sia nel proporre tematiche scottanti. Non è tutto oro quel che luccica ed è impossibile non notare che gli intrecci principali non si evolvono, si trascinano per mantenere il giusto equilibrio nel viaggio, durante il quale il guerriero nero si è costruito una nuova squadra che potrebbe rivelarsi un passaggio fondamentale nello sviluppo del personaggio.
Dopo circa seimilacinquecento tavole sarebbe auspicabile vedere qualche nodo venire al pettine e scoprire cosa il nostro protagonista ha appreso dal proprio vagabondare.

Complimenti a Miura che è riuscito a creare delle basi interessanti, sapendo coniugare alla caratteristica violenza la giusta dose di humor (pak!); l’autore è maturato assieme alla propria opera e ha saputo adattarla ai propri pensieri sui diversi aspetti della vita e della società, anche se queste divagazioni non sempre sono state in sintonia con i tempi del plot principale, per questo però è ancora presto. Restiamo con la speranza che il buon Kentaro abbia ancora molte cose interessanti da dire prima della tanto attesa conclusione.
Ringrazio Fabio per avermi prestato i venti volumi maximum per l'intera estate.
PS.Avevo in mente di approfondire le reazioni del mondo a contatto con alcuni ideali facendo un confronto con V for Vendetta. Idea rimandata a quando saranno più chiari alcuni obiettivi del manga di Miura, che offre una visione più complessa e sfaccettata della questione rispetto a quella (volutamente) fondamentalista proposta da Moore.


