
Luciano Ligabue. Rocker (e scrittore, e regista, e sceneggiatore) emiliano lanciato verso successi sempre più grandi, nel 2002, quattro anni dopo all’acclamato esordio sul grande schermo con Radiofreccia, torna dietro la macchina da presa per presentarci Da zero a dieci, la storia di Giove (fratello del defunto Freccia) e del suo gruppo di amici.
Il soggetto è semplice: i quattro protagonisti tornano a Rimini dopo vent’anni per completare un weekend di follie interrotto per un motivo che verrà svelato solo nel finale della pellicola, per farlo si sono dati appuntamento con le vecchie amiche conosciute durante la storica vacanza.
Ligabue, come in radiofreccia, fa leva sulla nostalgia e stavolta ce la mostra dagli occhi di chi la giovinezza la ricorda soltanto (in questa occasione il cantante racconta la sua generazione, cercando di mostrarne i pregi e i difetti, esagerando forse con l'autoreferenzialità). I personaggi ricordano il passato solo con brevi riflessioni, di sfuggita e spesso con un solo, semplice e lapidario giudizio (da zero a dieci appunto). Gli spunti sono tantissimi, troppi, c’è tanta di quella carne al fuoco che non basterebbe una trilogia per sviluppare al meglio le idee di questi ragazzi di mezza età, la superficialità ha permesso al cantautore di riassumere in una (bella) canzone il significato del film. I personaggi sono troppi per una rappresentazione così complessa, il film è ibrido tra la coralità del gruppo e la singolarità di Giove, riuscendo a mancare il bersaglio di entrambe le visioni. La storia dei compleanni non è stata vissuta con eguale intensità dai quattro ma il dramma funziona bene e il film riesce a lasciare qualcosa anche dopo la visione. Tecnicamente nonostante le discrete critiche la regia non mi ha colpito e anche il montaggio mi ha lasciato più volte perplesso, ottima invece la colonna sonora (anche se volevo sentire il blues e non l’orchestra durante il concerto!) così come la scena fatta tipo musical.
In definitiva ho preferito di molto radiofreccia, sarà per la sorpresa, per le minori aspettative, per gli attori (che stavolta qualche colpo lo accusano) o per la maggior compattezza generale (grazie anche alle minori ambizioni).
[6/7]
giovedì 12 giugno 2008
Libera uscita
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