venerdì 30 maggio 2008

Ragni contro fuggiaschi (2)

Dopo la noiosa introduzione del mese scorso (potete rileggerla qui) ecco arrivare il confronto tra le due serie adolescenziali meglio scritte in casa Marvel.


Ultimate Spiderman è stato il mensile di punta della casa delle idee fin dal suo esordio, spremuto fino al midollo, nel suo periodo d’oro ha raggiunto le diciotto uscite nel corso dello stesso anno (fatto strano data la mensilità della testata). I punti di forza di questo successo?

- Pubblicità, tanta pubblicità, troppa pubblicità… Doveva essere il rilancio di un personaggio che stava vivendo una nuova giovinezza grazie al film e la cui serie “ufficiale” (Amazing Spiderman) era da tempo diventata noiosa e ripetitiva.

- Zero continuity! Il lancio del nuovo universo dava piena liberta per ripartire da zero! Tutto il passato cancellato e una storia interamente da riscrivere! Occasione d’oro per catturare la nuova generazione di lettori.

- Team creativo Bendis+Bagley! Del primo e delle sue qualità narrative parlerò in seguito, il secondo è stato in grado di garantire una stabilità fuori dal comune per il mercato americano: stesso disegnatore per più di cento numeri senza ritardare neanche un’uscita, lavorando a ritmi assurdi, un record per una serie regolare made in USA.

E perché una serie così commerciale, con un target che tanto si presta a tematiche banali, risulta essere interessante da un punto di vista artistico? Per Bendis, ovvio!

Brian Michael Bendis è la star della Marvel e ha avuto piena libertà in moltissimi progetti, Ultimate Spiderman compreso. Un tale potere su un personaggio tanto conosciuto aveva inizialmente spiazzato anche lui, tanto che i primi episodi si basavano su soggetti piuttosto banali (Peter sfigato, MJ ragazza della porta accanto, goblin e Osborn, yawn) raccontati molto bene grazie a dialoghi sempre efficaci e ad una “gabbia” libera che si adatta al ritmo di ogni situazione (bravo a Bagley per questo).

Col proseguo della serie Brian è riuscito a ritrovarsi regalandoci personaggi interessanti (senza però tralasciare i tratti in comune con la serie originale, omaggiata di continuo) e situazioni divertenti, originali e ad ampio respiro.
Dopo oltre cento numeri la continuity si è ricreata ma Bendis riesce a giocarci ancora molto bene, cercando nuove idee senza tornare sempre sul passato. Gwen, la saga del clone e il triangolo con Kitty sono il simbolo della brillantezza che manca alla serie regolare del ragno (nonostante la presenza della vecchia May… Non ce la siamo tolti di mezzo neanche in questo universo!).
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Progetto riuscito quindi, ma si merita davvero la palma d’oro (nel suo genere) in casa Marvel?

Torniamo quindi a Runaways: il progetto minore, nelle mani di due illustri sconosciuti e mal supportato dalla casa delle idee.


Stavolta abbiamo a che fare con personaggi nuovi, il loro legame con il cosmo Marvel è inizialmente molto debole e la programmazione a singhiozzo non aiuta a familiarizzare con questo gruppo di ragazzi obbligati a fuggire dai genitori criminali.

Per fortuna a dirigere il tutto c’è il giovane Brian K. Vaughan! Astro nascente (insieme a Brubaker) dei comics U.S.A. degli ultimi anni. Inizialmente la serie passa quasi inosservata, l’interruzione della linea tsunami fa pensare al peggio e la chiusura sembra scontata. Sarà il successo della ristampa in volume (in un inedito formato pocket) a riaccendere le speranza per il progetto, tanto da garantire a Vaughan di portare a termine le sottotrame in sospeso. La grande attenzione conquistata da questa continuazione porterà la Marvel a rilanciare la testata da un nuovo numero uno, consacrandola tra i fumetti più seguiti e dedicandogli le attenzioni (= supporto, soldi e autori) riservate solo alle serie più prestigiose!
I motivi di questa parabola di successo (e dell’iniziale insuccesso)?

- Ritmo veloce e mai noioso, le trame scorrono veloci senza mai essere ripetitive! Questa velocità è un difetto in una pubblicazione seriale, ma la caratteristica esalta la serie quando viene ripubblicata ad archi narrativi completi!

- Personaggi ben caratterizzati fin dalle prime pagine (fondamentale con un ritmo così serrato), in continuo sviluppo sia personale che in relazione al gruppo.

- Disegni belli, efficaci e in continuo miglioramento dal primo all’ultimo numero. Alphona ha esordito con questa serie e ha migliorato molto il suo storytelling pagina dopo pagina, il suo stile ha contribuito a caratterizzare i personaggi e gli ambienti, rendendo unica l’intera atmosfera.

- Gabbia molto cinematografica, in cui le vignette orizzontali (che occupano l’intera larghezza della pagina) prevalgono sui classici rettangoli. Questa caratteristica, unita alla scelta di utilizzare poche vignette per pagina, aiuta a spettacolarizzare gli eventi e a rendere di più facile comprensione la lettura della pagina (tenuto conto che il disegnatore è un esordiente).

- Narrazione brillante della “nascita” del gruppo, con tutte le problematiche legate ad essa.

- Le bassissime aspettative rendono migliore qualsiasi risultato positivo.

Per contro c’è da dire che alcune trame esasperano l’ingenuità delle storie (va bene parlare di ragazzi alle prime armi con tutto ma va male quando anche i risvolti narrativi sono di pari semplicità), scelta però in linea col target iniziale della serie. I momenti migliori sono da ricercare nella parte centrale della testata.
Runaways è stato pubblicato in Italia da paninicomics in volumi monografici reperibili solo nelle fumetterie.
[7,5]

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