Appuntamento numero tre per il sempre meno settimanale cineforum made in Pandino.
Presenti: Cristian, Elda, Pietro ed io.
Film scelto (turno mio): La leggenda del re pescatore di Terry Gilliam.
Il film racconta di Jack Lucas, ex dj di successo, e di Perry, un professore di storia impazzito dopo la morte della fidanzata e diventato clochard. Le vite dei due protagonisti si incrociano in svariate circostanze e questi incontri miglioreranno l’esistenza a entrambi. Uniti da una improbabile ricerca del Santo Graal l’insolita coppia, guidata dai nobili e bizzarri valori di Perry, si ritrova a dover affrontare le difficoltà quotidiane.
Fin dalle prime sequenze è possibile riconoscere un Gilliam in piena forma, capace di creare un’atmosfera a tratti claustrofobica in grado di mostrarci nel mondo i sentimenti dei protagonisti.
Ogni scelta registica è portatrice di significati, le inquadrature delicatamente studiate riflettono lo stato dei personaggi (quando il mondo mostrato segue le stravaganze di Perry la camera si sbolla, lo stesso Perry ci mette molto tempo prima di conquistarsi un’inquadratura che gli renda onore, in quasi tutta la prima parte del film viene inquadrato sempre dall’alto, schiacciato da un mondo che non lo comprende, ecc). Particolare la doppia soggettiva data a Perry e a Jack durante il suo primo incontro, quasi a voler preannunciare l’escalation di eventi che porterà ad una completa sinergia tra i due (per il resto del film l’unico personaggio che godrà di soggettive sarà sempre e solo Lucas).
Il buon Terry conferma la sua passione per i mondi onirici opprimenti creando un interessante parallelo tra il cavaliere rosso di questa pellicola e il samurai di un altro suo capolavoro: Brazil.
Lo sviluppo dei personaggi è gestito molto bene. Un passaggio fondamentale riguardante questo aspetto è che il nostro Lucas termina da solo il suo percorso, senza più bisogno di una guida, segnato da un ultimo piccolo fallimento (l’aver ignorato l’amico barbone davanti alla sede della compagnia televisiva).
Impossibile non complimentarsi con gli attori, Williams e Bridges su tutti, ma anche la Ruehl e la Plummer si meritano gli elogi. Tutto il cast è riuscito a dare maggior spessore alla vicenda. Bravi!
Tecnicamente il film è valido anche se non perfetto:
- Montaggio preciso ed efficace, anche se dà al film un ritmo piuttosto lento riesce a far rendere al meglio ogni sequenza, senza mai perdere di atmosfera (unico appunto ad alcuni rallenty esagerati nelle sequenze oniriche anche se credo sia solo una questione di gusti).
- Fotografia ottima, non si perde mai per strada mantenendosi coerente per tutta la durata del film (con colori più anni ’80 che anni ’90, ma ugualmente efficaci).
- Apparato musicale un po’ anonimo, un unico tema che richiama il jingle su New York e per il resto niente da segnalare, un accompagnamento sottotono, fortunatamente le canzoni e gli effetti sonori che saltuariamente interrompono la monotona colonna sonora riescono a dare un po’ di brio anche a quest’aspetto.
Ultima segnalazione: la splendida sequenza del ballo in metropolitana, da sogno.
La pellicola si merita un 8,5. Uno dei film meglio riusciti di Gilliam riesce elegantemente a mettere in mostra il suo particolare stile. Solo tra un anno potremmo scoprire quanto sarà mancato il suo apporto all’imminente adattamento di Watchmen, passato in mano al giovane Zack Snyder.
Alla prossima settimana. ;-)
sabato 5 aprile 2008
The Fisher King
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