Dopo aver esordito come regista nel lontano 1993 una leggenda come Robert De Niro decide di tornare a dirigere e lo fa con delle ambizioni non indifferenti: vuole raccontarci la nascita e i primi venticinque anni della CIA (fino al fallimento dello sbarco alla Baia dei porci) attraverso gli occhi di Edward Wilson (Matt Damon) dando molto importanza alla valenza storica della pellicola.
De Niro basa il suo lavoro su una sceneggiatura di Eric Roth, vincitore dell’oscar nel 1994 per Forrest Gump, e da essa si cominciano a notare i primi difetti. Il film è strutturato con continui flashback, tutti riferiti a precisi momenti storici, che rischiano di confondere uno spettatore non troppo ferrato sulla storia moderna, il trucco non aiuta a gestire questi continui salti temporali mostrandoci i protagonisti nel presente quasi uguali a com’erano venticinque anni prima, spiazzando ulteriormente lo spettatore distratto che non riesce a collocare la scena in un periodo storico solo guardando l’aspetto degli attori. Questa caratteristica determina il fallimento del film come mezzo per diffondere conoscenze storiche, difatti lo spettatore è tenuto a conoscere i fatti già in precedenza per comprendere al meglio la pellicola.
Questi difetti possono essere marginali; non spiegare i dettagli degli eventi che fanno da sfondo alla vicenda alza il livello di lettura del film, che richiede quindi maggior conoscenza e impegno dallo spettatore, e il trucco troppo leggero concorda con il difficoltoso sviluppo caratteriale del personaggio.
La storia di per sé può essere molto interessante, viene buttata molta carne al fuoco (la confraternita, l’ambiguità sessuale, il triangolo amoroso, l’intenso rapporto con la spia nemica, la fiducia e il difficile rapporto la famiglia sono solo alcuni tra i principali temi sviluppati) anche se l’aspetto su cui il regista punta maggiormente è la dedizione di Edward verso il proprio lavoro, per il quale è pronto a sacrificare persino i suoi cari.
I problemi emergono fin dai primi minuti. Al film manca ritmo, De Niro fa scelte stilistiche fin troppo tranquille e il lento montaggio non aiuta a tenere alta la concentrazione dello spettatore. Questa mancanza decreterà il parziale fallimento della pellicola sotto un altro importante aspetto: quello del puro intrattenimento, anche se le tre ore passano senza troppi problemi, il film non riesce a conquistare lo spettatore con scene particolarmente riuscite o un ritmo che terrebbe incollato allo schermo anche il pubblico più esigente.
A livello di contenuti il film offre molto; nonostante solo alcuni degli aspetti sono approfonditi in maniera adeguata la sceneggiatura non mostra evidenti squilibri narrativi, anche in questo caso il basso ritmo può far perdere interessanti evoluzioni dei temi trattati.
Pregevole l’apparato tecnico con una buona fotografia, delle ottime scenografie e una musica che accompagna senza intoppi la scena.
Come giudizio non me la sento di andare oltre il 7. È un discreto film ben che non riesce però a conquistare completamente lo spettatore. La pellicola scorre per tre ore senza né alti né bassi e difficilmente sarà ricordata come punto fondamentale per il cinema di genere.
E con questo auguro buona Pasqua a tutti. :-)
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