Secondo appuntamento del “cineforum” settimanale.
Formazione inedita composta da: Pietro, Elda, Riccardo e, ovviamente, io.
Film scelto (turno di Pietro): Requiem for a dream.
Cast interessante, non solo per la presenza della Connely, che recita molto bene durante tutto il film; trovo che tutti gli attori abbiano saputo rendere al meglio la forte emotività richiesta da una pellicola del genere.
Il film è una denuncia sulla droga, ma rispetto ad altri lungometraggi che affrontano argomentazioni simili riesce a non cadere troppo nel retorico e, soprattutto, a non risultare monotematico; la pellicola tratta infatti anche l’eccessiva invasività della televisione, la pericolosità di una medicina troppo accondiscendente e il problema dell’alienazione da tutto e tutti.
La vicenda narra di Harry, del suo amico Tyrone, della sua fidanzata Marion, di sua madre Sara e di come degenera il loro rapporto con vari tipi di droghe fino a una tragica conclusione.
La sceneggiatura è tutto sommato ben fatta, l’escalation d’eventi è piuttosto classica, ma resta coerente e riesce a creare dei buoni personaggi. Il film viene diviso in stagioni: estate, autunno e inverno, il climax verso il freddo segue lo sviluppo dei rapporti umani tra i protagonisti, inizialmente solidi che si raffreddano sempre più col proseguo del film e la mancanza della primavera, che solitamente rappresenta la rinascita, sottolinea come i personaggi utilizzati siano senza speranza.
La particolarità del film sta nella regia: sempre alla ricerca di soluzioni nuove e interessanti per rappresentare le sensazioni provate dai protagonisti, spesso ottiene ottimi risultati e sono poche le scelte infelici; per vincere questa sfida il regista si è concentrato molto sul montaggio, riuscendo a creare e a distruggere le barriere che si instaurano tra i vari personaggi e a sincronizzare gli alti e i bassi delle singole sottotrame.
Il film è molto forte come contenuti e punta dritto al cuore dello spettatore, questa è un’altra vittoria per la produzione che riesce a toccare le corde giuste e a spingere al limite la nostra sensibilità.
Una nota di merito va alla musica: nonostante sia poco varia (per scelta) riesce a restare impressa e ad accompagnare le immagini con un tema che verrà riutilizzato da un gran numero di pubblicitari e non per progetti di svariati generi.
Continuando il gioco dei voti: io metterei questo bel film nella fascia che va dal 7 e all’8; sbilanciandomi a favore dell’8 riconoscendo i meriti delle scelte sperimentali effettuate del regista.
Rock 'n' roll!
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