Mel Gibson mi è sempre piaciuto molto come attore, come regista invece un po’ meno (ho adorato Braveheart ma The Passion non mi ha convito appieno).
Quando nell’ormai lontano 2006 è stato annunciato il suo nuovo film, ne sono stato subito sia incuriosito che spaventato: la curiosità era dovuta a una sporadica condivisione di sensibilità e la paura era invece causata dagli ultimi atteggiamenti di Mel che, dall’inizio delle riprese de La Passione, è diventato presuntuoso, credendosi in grado di fare tutto ad altissimi livelli.
Purtroppo, a causa di qualche contrattempo, sono riuscivo a vedere Apocalypto solo un mese fa.
Parliamone.

Le buone premesse ci sono tutte: Mel torna a dirigere un film che vuole essere epico, spettacolare, con ambienti ampi e importanti valori da conquistare.
La pellicola ci racconta di Zampa di giaguaro, del suo villaggio e della fuga per salvare la moglie incinta.
La trama non è molto complessa, la sua linearità serve per enfatizzare l’importanza dei momenti chiave. A raccontare il semplice soggetto Gibson ha scritto una sceneggiatura a tratti imbarazzante: buchi, scene senza senso, un’eccessiva semplificazione dell’ambiente e uno spazio/tempo filmico poco solido. Questi difetti pesano molto su un film che si pone tra i principali obiettivi la fedeltà storica (tanto da essere parlato in antica lingua maya). Fare un elenco dei passaggi sbagliati sarebbe eccessivo e l’analisi si allungherebbe inutilmente; vale comunque la pena segnalarne qualcuna: l’eclissi di giorno e la luna piena di notte, con i conseguenti risvolti narrativi, la notte stessa che non ha un significato preciso, rompe il normale scorrere del tempo creando buchi inspiegabili e, come ultimo esempio, si può discutere della scena prima del salvataggio della moglie, anche in questo caso il tempo inizia a scorrere diversamente da una parte all’altra della scena (momento in cui si riempie la grotta di pioggia).
Gli attori non sono male, considerato che molto di loro non sono professionisti, e aiutano a sentire viva l’atmosfera.
La regia riesce ad accompagnare bene quasi tutto il film, con alcuni momenti memorabili, scene forti e di notevole impatto visivo. Gibson dirige il film con personalità cercando di farci sentire sia i sentimenti sia l’importanza dei momenti vissuti dai protagonisti.
L’apparato tecnico è molto valido, un discreto accompagnamento musicale (che porta con sé efficaci effetti sonori) e una scenografia/fotografia ai massimi livelli, in grado di dare personalità sia al film nel suo complesso che alle singole ambientazioni.
Dal punto di vista narrativo la pellicola è ben strutturata; il lungometraggio si confronta con tematiche difficili e in più di un occasione si dimostra all’altezza delle sue ambizioni (o, in altri casi, riesce a far riflettere lo spettatore, sensibilizzandolo su alcuni argomenti). In questo caso il finale è buono, l’arrivo degli europei cambia la prospettiva dell’intero film, rimettendo in discussione con una singola scena l’importanza valori visti in precedenza.
Nel complesso il film ha sicuramente dei buoni spunti, è in grado, almeno in qualche sequenza, di farci vivere un mondo nuovo, ma allo stesso tempo soffre un soggetto eccessivamente semplice ed errori di sceneggiatura che spezzano continuamente l’incantesimo create dalle belle immagini.
Voto 7-. Un’occasione sprecata. Con un po’ più di attenzione si potevano raggiungere risultati molto migliori.
Caro signor Gibson, torna umile e torna a recitare, faresti un favore a molto. :-)
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