Nessuna occasione migliore per inaugurare il blog, è uscito Sweeney Todd! L'ultimo capolavoro di Tim Burton con quell'attore bravino che è Johnny Depp ad interpretare Benjamin Barker. L'accoppiata è abbastanza intrigante da farmi superare uno scoglio personale: l'odio per i musical. In questo tentativo di analisi, fatto in parte grazie ad alcune osservazioni di Pietro, ovviamente ci saranno spoiler. Guai a chi se la prende per questo.

Il film si presenta bene: il nostro barbiere è a bordo di una nave, pronto a rientrare nell'amata/odiata Londra, e fa subito conoscenza con il ragazzo che, grazie al suo amore, si rivelerà essere di fondamentale importanza nel proseguo della vicenda; il tutto è accompagnato da una canzone piuttosto orecchiabile, ben recitata, che ci racconta in che ambiente stanno arrivando i protagonisti. La musica viene seguita da un'attenta regia che mette in mostra le belle scenografie e la Londra malata in cui la vicenda si svilupperà. Questa introduzione si conclude con Johnny e il ragazzo che si lasciano dopo il triste racconto del passato londinese del barbiere. Ottimo prologo. La paura da musical sta svanendo e un primo sorriso di soddisfazione smuove le labbra.
La storia comincia a ingranare. Sweeney torna nelle sue vie e, nonostante i molti cambiamenti, ritrova il giudice Turpin, causa della miseria del nostro eroe, a spadroneggiare con arroganza tra i vicoli malsani della città. La sceneggiatura si dedica quindi al racconto di come Benjamin trami la sua personale vendetta contro il giudice, ma non prima di aver recuperato la figlia diventata la protetta di Turpin. In parallelo a questa vicenda ci viene narrato come Jamie (il ragazzo incontrato a inizio film) si innamori di Johanna (la figlia di Todd). Questa doppia storia è ben seguita da un'attenta sceneggiatura che dedica il giusto tempo a entrambe le vicende, senza mai perderne di vista una, intrecciandole e facendo parteggiare lo spettatore per entrambi i protagonisti. La regia invece si perde un po' quando parla di Jamie. Purtroppo le canzoni eccessivamente lunghe e ripetitive si fanno pesare: Jayne Wisener non è Johnny Depp. La regia non riesce ad accompagnare nel modo migliore le parti cantate e il risultato stona un po' con il resto del film. Questo problema ci porta dunque alla seconda parte, in cui "fortunatamente" questo difetto viene meno. Sì, le virgolette ci sono perchè in questo secondo tempo (da quando Sweeney e l'amante mettono in atto il diabolico piano) perdiamo quasi completamente di vista il povero Jamie e la sua storia d'amore, ormai sempre più usata come strumento, tanto da non interessare neppure più nel finale. Per questo o Burton ha dedicato troppo spazio alla vicenda nella prima parte o ne ha dedicato troppo poco nella seconda. Il forte stacco ha messo quindi in evidenza il precario equilibrio della sceneggiatura, anche se così facendo ci ha evitato le canzoni di Jamie per il resto del film, risultato pregevole.
A questo punto la vicenda entra nel vivo. La cattiveria di Todd e di Mrs. Lovett (interpretata di una Helena Bonham Carter in gran forma) raggiunge il suo apice. Il successo di entrambi è macchiato solo dall'insistenza di una pazza che cerca di danneggiare il locale dei due crudeli amanti (cominciando a creare delle aspettative per il finale). E' uno spettacolo veder schizzare litri di sangue vistosamente finto. Le canzoni non sono più un peso, daltronde non lo sono mai state quando interpretate da Depp, e la visionarietà di Burton raggiunge uno picchi più elevati dell'intero film (insieme alla parte iniziale).
Il finale personalmente mi è sembrato invece un po' sbrigativo e mai spiazzante, ogni colpo di scena l'ho trovato piuttosto chiamato, in ogni caso risolve tutte le trame principali ad eccezione della storia d'amore tra Jamie e Johanna, unici sopravvissuti al massacro di quell'ultima notte.
Complessivamente è stato un film più che discreto. Qualche problema con delle canzoni, soprattutto quelle che soffrivano della mancanza della straordinaria partecipazione di Johnny Depp, una sceneggiatura che si sbilancia un po' nella seconda parte e qualche buco di sceneggiatura tappato con troppa fretta da singole frasi o da un montaggio fin troppo furbo; intendo soprattutto il fatto che nessuno dica niente che dall'unica porta del barbiere i clienti entrino solo e non ne escano mai (considerato che davanti all'ingresso c'è un locale pieno di gente, pare strano che nessuna sospetti nulla e dire che si selezionano le vittime non basta a giustificare la distrazione dei clienti) e delle macchie di sangue fatte sparire da una scena all'altra sfruttando gli stacchi in fase di montaggio, creando quindi un ellissi nel tempo filmico e lasciando solo immaginare allo spettatore che lui possa aver pulito tutto in quegli imprecisati istanti di vuoto, anche in questo caso la preoccupazione della signora Lovett dopo la prima uccisione non è sufficiente a giustificarne appieno la risoluzione.
A voler dare un voto il film si assesta sul 7 abbondante. A giocare con i mezzi voti darei anche un 7,5, non di più perchè nonostante l'ambientazione sia fatta con molta cura e l'atmosfera sia resa perfettamente non è riuscito a farmi passare l'odio per i musical: in certi passaggi le parte musicate si sono rivelate un peso non indifferente, anche a colpa dei sottotitoli, sempre scomodi da leggere durante la visione del film (questa è colpa mia che non so abbastanza bene l'inglese, in lingua originale questo difetto era ovviamente assente).
That's all folks!
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